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Impresa della Roma. E Di Francesco ora vuole andare avanti

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La Roma sogna in grande. E ne ha tutto il diritto perché nella notte dell’Olimpico ha realizzato un’impresa storica.

Una rimontona certo più prestigiosa del 3-0 nella semifinale di Coppa dei Campioni dell’84, quando, contro gli scozzesi del Dundee United, superarono lo 0-2 dell’andata e conquistarono l’accesso alla finale contro i Liverpool. Pruzzo, Pruzzo e Di Bartolomei su rigore 34 anni fa. Dzeko, De Rossi su rigore e Manolas adesso contro il Barcellona. Quel Dundee era una formazione priva di veri campioni, questa iberica è una squadra con Messi e Iniesta, Suarez e Piquè, Busquets e Rakitic. È prima nella Liga con 11 punti di vantaggio sulla seconda, l’Atletico Madrid, e 15 sugli eterni rivali del Real. Insomma, una corazzata come l’aveva definita alla vigilia Eusebio Di Francesco.

Eppure, i giallorossi ce l’hanno fatta. «E adesso non dobbiamo accontentarci – ha detto il loro allenatore nel dopo partita – anche perché io non sono per il come va, va». Nessun appagamento, dice Di Francesco. «Non è vero – ha precisato – che non abbiamo niente da perdere, adesso che abbiamo battuto ed eliminato il Barcellona. Perché non credere alla finale di Kiev? Deve essere il nostro obiettivo, dobbiamo ambire al massimo». Ora l’attesa è per il sorteggio. Chi incontrerà la Roma? Una possibilità è il Liverpool, che si è sbarazzato nel derby inglese del Manchester City. Sarebbe un ulteriore collegamento con quell’edizione 1983/84 della Coppa, quando dopo la rimonta sugli scozzesi i giallorossi di Falcao e Bruno Conti affrontarono – nella finale dell’Olimpico – proprio il Liverpool. Purché l’esito sia diverso, perché in quella sfida, ai calci di rigore, la Roma venne sconfitta, gettando nello sconforto l’intera piazza.

Un’atmosfera del tutto diversa da quella della notte romano. «Oggi squadra e ambiente – ha proseguito Di Francesco – meritano un 10 e lode. La Roma è stata straordinaria. Non è stata fortuna la nostra, siamo stati una squadra europea sotto tutti i punti di vista. Credo sia giusto festeggiare nello spogliatoio, lì dentro ci credevamo veramente a questa remuntada, ma dopo i complimenti la prima cosa che ho detto ai giocatori è che domenica c’è il derby. La crescita di questo gruppo è nel guardare avanti, non indietro. Abbiamo fatto una grande impresa ma dobbiamo ambire a qualcosa in più».

La Roma ha realizzato la sua grande impresa con modulo inedito, il 3-4-1-2. «Io sono un pazzo ad averlo fatto – ha detto il tecnico –  ma non mi interessa. La differenza però non la fa l’assetto tattico ma la mentalità, abbiamo lavorato sulla capacità di essere aggressivi con i tre attaccanti vicini. Sono felicissimo di aver portato un nuovo sistema di gioco, ma quello che mi interessa di più è la filosofia della squadra che è nata nella partita contro il Barcellona. Stiamo raccogliendo i frutti di un grande lavoro, è il giusto premio. Ora festeggerò in famiglia, e poi guarderò avanti perché si può sempre festeggiare qualcosa di più importante».

Decisivi per la vittoria della Roma due giocatori che erano stati sfortunati protagonisti negativi all’andata, De Rossi e Manolas, entrambi autori di un’autorete al Nou Camp, entrambi realizzatori nella porta giusta all’Olimpico. «Per la nostra dimensione – ha detto il capitano – questo è un trionfo, è un qualcosa di incredibile. Eravamo consapevoli che sarebbe stato difficilissimo, ma siamo stati bravissimi, soprattutto il mister che ha modificato la formazione dal nulla, non l’avevamo mai provata e in tre giorni ce l’ha fatta entrare in testa. Non potevamo farcela addosso, dovevamo crederci come ha fatto l’Olimpico». «Con il nostro pubblico – ha ribadito anche il difensore greco – nessuno ci può battere. Ci abbiamo creduto contro i migliori al mondo, siamo stati penalizzati all’andata con due rigori non concessi, ma la Roma c’è, è forte e merita tutto il meglio»

Felice anche Dzeko, l’autore dell’altro gol, il primo, in avvio di gara: «Sono contento di poter guardare il sorteggio e vedere la mia Roma là. Troveremo squadre forti, ma anche il Barcellona lo era. Nessuno credeva in noi e per la prima volta siamo qua, ora speriamo di arrivare in finale. Giocando così possiamo affrontare tutti».

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